C.A.R. Giovani: quando il futuro entra in azienda
L’iniziativa C.A.R. Giovani della Confederazione Autodemolitori Riuniti punta sulla formazione e sulle competenze delle nuove generazioni dell’autodemolizione. Un percorso che unisce innovazione, digitalizzazione e cultura ambientale per affrontare le sfide del nuovo regolamento europeo

Nel corso dell’ultimo Convegno nazionale (Roma, 18 giugno, presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale), la Confederazione Autodemolitori Riuniti – C.A.R., tra le altre proposte presentate nel quadro dell’attuazione del nuovo Regolamento ELV ha presentato l’iniziativa C.A.R. Giovani, pensata per mettere al centro la formazione e le competenze specifiche dei più giovani da spendere nel settore dell’autodemolizione.
In questo modo si intende valorizzare le competenze di quelli che saranno gli autodemolitori del futuro e che crescono già oggi con una sensibilità diversa e una connaturata apertura verso le opportunità della digitalizzazione e delle rapide evoluzioni tecnologiche e normative. L’obiettivo, non è solo quello di perseguire un naturale avvicendamento nella vita associativa, ma anche quello di rispondere attivamente alle sfide del comparto, in primis il nuovo Regolamento ELV, recentemente approvato.
Ci sono cambiamenti che arrivano con il rumore delle grandi rivoluzioni e altri che si fanno strada in sordina, quasi senza essere notati. È così che spesso prende forma il futuro: non attraverso proclami, ma con il passaggio di un testimone, con uno sguardo diverso rivolto allo stesso lavoro, con mani nuove che imparano un mestiere antico e gli restituiscono un significato diverso.
È questo il valore più autentico dell’iniziativa C.A.R. Giovani, promossa dalla Confederazione Autodemolitori Riuniti. Non si tratta semplicemente della nascita di un gruppo che raccoglie giovani cresciuti nel settore, né di un progetto destinato ad avvicinare le nuove generazioni alla vita associativa. C’è qualcosa di molto più profondo. Per la prima volta il settore sceglie di investire sulle persone prima ancora che sulle tecnologie.
È una scelta che merita attenzione, perché arriva in uno dei momenti più complessi della storia dell’autodemolizione italiana. La normativa europea è destinata a cambiare profondamente il modo di lavorare, la digitalizzazione modifica processi ormai consolidati, la tracciabilità dei materiali richiede competenze sempre più specialistiche e il concetto stesso di economia circolare impone un salto culturale prima ancora che operativo.
In questo scenario diventa evidente una verità che forse per troppo tempo è rimasta sullo sfondo: il capitale più prezioso non sono gli impianti, né i macchinari. Sono le persone. Ed è proprio da qui che nasce il senso di C.A.R. Giovani. Non un semplice ricambio generazionale, ma la costruzione di una nuova identità professionale.
L’autodemolitore del futuro deve conoscere il diritto ambientale, saper dialogare con piattaforme digitali, interpretare regolamenti europei, gestire banche dati, seguire la tracciabilità dei componenti, comprendere le dinamiche dell’economia circolare e utilizzare strumenti informatici che fino a pochi anni fa sembravano appartenere ad altri settori. È una trasformazione enorme.
Nel corso della puntata di Diamo Voce all’Ambiente: “Giovani al centro per il futuro dell’autodemolizione” ne abbiamo parlato con: Virginia Prosapio e Enzo Anzil, entrambi membri del Consiglio Direttivo C.A.R. e due giovani protagoniste di questa iniziativa: Samie Primozič – che si occupa di gestione pratiche rottamazione e tracciabilità documentale dei rifiuti presso Autodemolizioni Primozic Snc e Sara Toninelli – gestione rifiuti, pratiche di demolizione e spedizione dei ricambi, presso Disfacar S.r.l.
Dalle testimonianze raccolte emerge un elemento che colpisce più di ogni altro: questi giovani non vivono tutto questo come un peso. Lo considerano semplicemente il loro modo naturale di lavorare. Questa è forse la differenza più significativa rispetto alle generazioni precedenti.
Chi ha costruito questo settore negli ultimi quarant’anni ha dovuto adattarsi progressivamente a normative ambientali, autorizzazioni, registri, controlli, procedure amministrative. Ha vissuto il cambiamento passo dopo passo, spesso rincorrendolo. I più giovani, invece, sono cresciuti dentro questo cambiamento.
Per loro parlare di recupero di materia, sostenibilità, digitalizzazione o circolarità non rappresenta una novità. È semplicemente il contesto nel quale sono nati. Questo modifica completamente il modo di approcciare il lavoro. Non significa possedere automaticamente tutte le competenze. Significa avere una predisposizione diversa verso il cambiamento.
Nel corso dell’incontro è stato ricordato più volte che questi ragazzi non saranno “il futuro”, perché il futuro è già cominciato.
Molti di loro conoscono bene le imprese di famiglia avvicinandosi alla gestione documentale, alla classificazione dei rifiuti, alla vendita dei ricambi, all’organizzazione dei processi, ai rapporti con le piattaforme informatiche ecc… Sono già dentro le imprese; non stanno, cioè, aspettando il proprio turno; lo stanno costruendo giorno dopo giorno.
Naturalmente questo non significa mettere da parte l’esperienza di chi li ha preceduti perché ogni impresa, in qualche misura, vive del dialogo tra memoria e innovazione e. d’altro canto, le giovani generazioni portano strumenti e sensibilità nuovi per affrontare problemi che fino a ieri semplicemente non esistevano e quando queste due dimensioni riescono a convivere, l’impresa cresce.
Probabilmente questa è la vera visione di C.A.R. Giovani: aver voluto creare un luogo dove il confronto tra generazioni diventa un patrimonio condiviso.
Non solo, l’arrivo del nuovo Regolamento europeo sui veicoli fuori uso renderà questo dialogo ancora più necessario. La crescente attenzione verso la progettazione sostenibile delle automobili, il recupero delle materie, l’attenzione alle materie prime critiche, la valorizzazione dei ricambi usati, la digitalizzazione dei processi e la completa tracciabilità dei flussi di materiali cambieranno profondamente il lavoro quotidiano degli impianti.
Occorrerà, dunque, ripensare l’organizzazione stessa delle aziende e nessuna innovazione potrà funzionare senza persone preparate ad accompagnarla. È qui che la formazione assume un significato diverso. Non solo un obbligo burocratico, ma uno strumento di libertà professionale.
Sapere significa poter scegliere; significa comprendere prima degli altri quale direzione sta prendendo il mercato. Significa trasformare una norma in un’occasione di crescita anziché subirla come un’imposizione.
Nel corso della puntata, poi, è emerso anche un altro aspetto che merita di essere evidenziato: il primo nucleo di C.A.R. Giovani è composto, per ora, da pochi giovani, ma l’obiettivo è molto più ambizioso volendo creare una comunità di giovani professionisti provenienti dalle aziende associate, capaci di confrontarsi, condividere esperienze, elaborare proposte e contribuire direttamente alle scelte della Confederazione.
In un settore chiamato a raggiungere livelli di recupero dei materiali sempre più elevati, a gestire processi complessi e a dialogare con un’industria automobilistica in continua evoluzione, questa capacità di guardare avanti diventa un valore strategico.
Il futuro dell’autodemolizione non dipenderà soltanto dalle leggi europee, dai software gestionali o dalle innovazioni tecnologiche, ma soprattutto dalla qualità delle persone che ogni giorno entreranno negli impianti con la volontà di imparare, di migliorare e di custodire un patrimonio di competenze costruito da chi li ha preceduti.
Perché ogni passaggio generazionale rappresenta una scelta. Ci si può limitare, certo ad un semplice “passaggio del testimone”, oppure, si può trasmettere una cultura del lavoro.
La Confederazione Autodemolitori Riuniti ha voluto scegliere la seconda strada; quella, sicuramente, più lungimirante.
Per approfondire, si rimanda alla puntata: “Giovani al centro per il futuro dell’autodemolizione” disponibile a questo link.
Eleonora Giovannini








