ADA: gli autodemolitori italiani sono pronti per le sfide del futuro
La Presidente dell’ADA, Valentina Varini, esprime fiducia per il futuro delle imprese di autodemolizione nel quadro del regolamento ELV e ne rivendica competenza e autonomia.

L’avvento del nuovo regolamento europeo sui veicoli fuori uso (UE, 2026/1738), da tempo annunciato e definitivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea lo scorso 24 luglio, rappresenta il nuovo quadro normativo europeo per la progettazione circolare e la gestione del fine vita dei veicoli.
Molto più di un semplice upgrade normativo rispetto alla Direttiva 2000/53 del Parlamento Europeo e del Consiglio, riforma non solo l’architettura del modello di gestione europeo del fine vita dei veicoli, ma agisce sull’intero LCA del prodotto, dalla progettazione al trattamento finale, con l’obiettivo di implementare la circolarità nel settore automotive.
Un settore nella cui filiera le imprese di autodemolizione hanno un compito preciso e precise responsabilità.
Come hanno reagito le imprese e i loro organi di rappresentanza a questa novità normativa?
Lo abbiamo chiesto alla Presidente dell’ADA, Associazione Nazionale Demolitori Autoveicoli, Valentina Varini, alla quale abbiamo rivolto le nostre domande.
Presidente, c’è preoccupazione fra le imprese per il nuovo regolamento UE?
“Partiamo subito da una considerazione: è vero che c’è il nuovo Regolamento, con i suoi stringenti obiettivi in termini di recupero e di riciclo, nonché di riutilizzo; sappiamo, altresì che questo entrerà in vigore nel 2028, tuttavia, è anche vero che, e dobbiamo dircelo, gli autodemolitori italiani sono già molto più avanti rispetto a ciò che avviene negli altri Paesi Ue”.
“Occorre tener presente che a differenza di molti membri dell’Unione, l’Italia ha già una serie di norme molto stringenti a tutela dell’ambiente”.
“Faccio un esempio, il regolamento prevede un tempo di 30 giorni entro i quali effettuare la bonifica del VFU; nel nostro Paese, già nel 2020 il D. Lgs. n. 119 del 3 settembre (NdR: che recepisce la Direttiva (UE) 2018/849 relativa ai VFU all’interno del cosiddetto pacchetto sull’economia circolare, pubblicato in G. U. n. 227 del 12 settembre 2020 e in vigore dal 27 settembre 2020) indica che le operazioni di messa in sicurezza dei VFU devono essere effettuate entro 10 giorni lavorativi dall’ingresso nel centro di raccolta, prima della cancellazione dal PRA”.
“Non credo, pertanto, che l’avvento del regolamento debba spaventare particolarmente gli autodemolitori, tanto più quelli italiani”.
Presidente, lei rappresenta la terza generazione di una famiglia che ha nel suo dna l’attività di demolizione veicoli. Cosa significa essere imprenditore in questo settore, oggi?
“Sostanzialmente sono cambiate modalità e approccio al lavoro”.
“Consideri che quando mio nonno acquistò l’impianto di autodemolizione, ancora si operava sulle auto con attrezzi tipici di altre attività… Oggi le prescrizioni normative e le opportunità tecnologiche hanno imposto necessariamente un ricambio generazionale e di mentalità”.
“Possiamo essere fieri di quello che siamo diventati, di quello che abbiamo raggiunto come categoria; non siamo più gli autodemolitori che girano per l’impianto con le bacinelle per la raccolta degli oli o compongono cataste di rifiuti alla rinfusa. Oggi i 1.408 impianti di autodemolizione italiana (dati ISPRA) sono imprese moderne, hanno obblighi da rispettare, processi controllati e caratteristiche specifiche da mantenere pur nella singolarità di ogni singola impresa”.
“La competenza maturata nel nostro settore si evidenzia non solo nelle autorizzazioni, ma soprattutto nelle tante certificazioni che i vari centri conseguono; senza contare gli obblighi di tracciabilità di rifiuti e materiali, gli obblighi di pesatura o il registro dei veicoli fuori uso. Di fatto tutto il nostro ciclo produttivo è e deve essere tracciato”.
Questa molte di obblighi e norme a tutela dell’ambiente ha rappresentato, nel tempo, un problema o una opportunità di crescita?
“Certamente il Legislatore italiano deve tener presente che le imprese non possono soccombere alle incombenze della burocrazia… Abbiamo visto nascere in poco tempo il Registro dei VFU, quello di carico e scarico regolamentato dal RENTRI, il registro delle batterie… Sicuramente lo Stato italiano dovrà cercare di non creare cortocircuiti normativi, soprattutto in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento”.
“Si tenga presente che quest’ultimo sancisce degli obblighi e come demolitori dovremo certificare che già ad oggi riusciamo a raggiungere il calcolo dell’obiettivo del primo step, ossia l’85%. Ebbene, questo risultato, peraltro contenuto nella Direttiva 2000/53 con la data limite del 2015, in Italia è già stato raggiunto e, pertanto, siamo già oltre l’obiettivo del regolamento che, ripeto, entrerà in vigore nel 2028”.
Quanto è cambiato l’approccio degli autodemolitori alla questione dei ricambi usati?
“È cambiato tantissimo, in meglio”! “Nel caso del mio impianto, ma immagino sia così dappertutto, nel momento stesso in cui entra un veicolo, si effettua il controllo di ogni singolo ricambio smontato, anche perché abbiamo delle garanzie da dare al cittadino o agli operatori economici a cui venderemo il pezzo. Pertanto c’è una maggior attenzione al controllo e al reimpiego della ricambistica di seconda mano nell’ottica della massima valorizzazione dei materiali”.
Qual è la visione di ADA per traghettare la categoria di imprese che rappresenta nel futuro?
“Oggi più che mai, con l’introduzione della norma Ue, è importante che gli autodemolitori rimangano parte integrante e autonoma all’interno della filiera che va dalla produzione al fine vita del veicolo”.
“ADA sarà al fianco di ogni associato che intenda prendere qualsiasi accordo di tipo commerciale perché l’associazione non può entrare nel merito di ogni accordo economico commerciale di ogni singola impresa, ma supporterà ognuna di esse a livello istituzionale e di tutela della categoria”.
“Poi, come Associazione ci stiamo battendo affinché, come da testo del regolamento, i contratti siano offerti in modo non discriminatorio a tutte le imprese al di là della dimensione della singola impresa”.
“E ancora vorremmo che non ci siano figure esterne che facciano intermediazione tra le Case costruttrici e gli autodemolitori; stiamo lavorando, infatti, affinché ogni singola impresa abbia la possibilità di stipulare contratti direttamente con la Casa madre”.
Ci stiamo avvicinando al traguardo di Ecomondo; come parteciperà l’ADA?
“Innanzi tutto, per la prima volta, avremo uno stand (Padiglione C4 – Stand 212) dove la presidenza si metterà a disposizione degli associati e anche dei non associati promuovendo anche chiarimenti tecnici circa le difficoltà interpretative e le perplessità suscitate dal regolamento che possono ingenerare anche comunicazioni errate”.
“Poi nel corso della manifestazione, l’Associazione metterà a disposizione il proprio spazio agli sponsor per promuovere interventi a tema, ad esempio sulla Legge 231, sull’ADR, o la presentazione di prodotti e attrezzature per la categoria”.
“Vogliamo mettere a disposizione lo spazio ADA anche a professionisti, consulenti tecnici e, naturalmente anche agli stessi membri del nuovo Consiglio Direttivo per farci conoscere la tutta la base e condividere la linea dell’Associazione”.









