Inquinamento atmosferico: ancora troppo alto e troppo diffuso in Ue

Secondo i dati ufficiali dell’AEA la maggior parte degli Stati membri dell’UE ha superato, nel 2019 uno o più limiti per gli inquinanti in aria.

Pubblicato oggi il briefing dell’Agenzia Europea dell’Ambiente: Stato della qualità dell’aria in Europa 2021” che restituisce gli ultimi dati ufficiali 2019 e quelli provvisori 2020 sulle concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici in relazione sia agli standard di qualità dell’aria dell’UE che ai livelli contenuti nelle Linee Guida (2005) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il documento, che sintetizza le misurazioni rilevale in oltre 4.500 stazioni di monitoraggio in 40 Paesi europei – spiegano da Copenaghen – fa parte di una serie che sarà pubblicata dall’AEA e che costituiranno i vari capitoli del futuro Rapporto sulla qualità dell’aria in Europa 2021.

Ebbene, la fotografia che ne emerge presenta più ombre che luci dal momento che, a conti fatti nel Vecchio Continente, malgrado i tanti sforzi messi in campo da governi e istituzioni, l’inquinamento atmosferico e le concentrazioni dei principali inquinanti dell’aria continuano ad essere troppo elevati nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue; quest’ultimi, inoltre, hanno superato nel 2019 almeno uno o più limiti legali dell’UE per gli inquinanti atmosferici.

In definitiva, insomma, la cattiva qualità dell’aria rimane il più grande rischio per la salute dei cittadini in Europa, provocando malattie cardiovascolari e respiratorie che, nei casi più gravi, portano a decessi prematuri.

Alla sbarra, ancora una volta, nelle aree dell’Europa centrale e in quelle dell’Europa orientale, il particolato atmosferico (sia PM10 che PM 2,5), ma anche il benzo[a]pirene (sostanza notoriamente cancerogena), derivanti dalla combustione di combustibili solidi per riscaldamento domestico e industriale. L’esposizione a queste sostanze è responsabile del manifestarsi di patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio, di quello respiratorio e di altre malattie che possono concorrere ad un accorciarsi della vita media.

Nelle grandi città, poi, persistono alte concentrazioni di biossido di azoto la cui fonte principale è il traffico stradale e che è responsabile dell’insorgenza di asma e patologie respiratorie.
Sotto il sole del Mediterraneo, inoltre, la combinazione di luce e calore più elevati ingenera una perniciosa reazione con le sostanze inquinanti presenti in atmosfera che produce, così, concentrazioni elevate di ozono troposferico, la cui presenza è legata all’insorgere di malattie cardiovascolari e fenomeni irritativi a carico di occhi, naso e gola. Ma vediamo una sintesi dei risultati-chiave del briefing.

PM10
Nel 2019 21 Paesi dichiaranti, di cui 16 Stati membri dell’UE, hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’UE; 11 Paesi dichiaranti, di cui 7 Stati membri dell’UE, hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’UE di 40 µg/m3; 31 Paesi dichiaranti hanno registrato concentrazioni superiori alle linee guida più severe dell’OMS, ad eccezione di Estonia, Finlandia, Islanda, Irlanda, Lussemburgo e Svizzera.

Le concentrazioni più elevate sono state riscontrate in alcuni Paesi dell’Europa centrale e  orientale (dove i combustibili solidi come il carbone sono ampiamente utilizzati per il riscaldamento civile e industriale) e nell’Italia settentrionale (dove la Pianura Padana, già di per sé fortemente antropizzata e industrializzata, soffre di particolari condizioni morfologiche e metereologiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici nell’atmosfera).

PM 2,5
Nel 2019 7 Paesi dichiaranti, di cui 4 Stati membri dell’UE, hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’UE, mentre 28 Paesi dichiaranti hanno registrato concentrazioni superiori alle Linee Guida dell’OMS.
Anche in questo caso le concentrazioni più elevate sono state riscontrate nell’Europa centrale e orientale e nell’Italia settentrionale sempre a causa della combustione di combustibili solidi e della presenza di un parco auto circolante vetusto. Come per le PM10, nelle aree del Nord Italia, le alte concentrazioni di PM 2,5 sono dovute alla combinazione di un’elevata densità di emissioni antropiche e condizioni meteorologiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici nell’atmosfera.

Ozono (O3)
Nel 2019 24 Paesi dichiaranti, di cui 19 Stati membri dell’UE, hanno registrato livelli superiori al valore obiettivo dell’UE per la protezione della salute umana, mentre tutti i Paesi hanno registrato concentrazioni superiori alle Linee Guida dell’OMS del 2005.
Le concentrazioni più elevate sono state riscontrate nelle parti meridionali dell’Europa durante la primavera e l’estate, quando le condizioni meteorologiche favoriscono la formazione di ozono.

Biossido di azoto (NO2)
Nel 2019 22 Paesi dichiaranti, di cui 18 Stati membri dell’UE, hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’UE, che per l’NO2 è lo stesso delle Linee Guida a lungo termine dell’OMS (2005).
Dal momento che la principale fonte di NO2 è il trasporto stradale (anche se altre fonti sono i processi di combustione industriale e la produzione energetica), le concentrazioni più elevate sono state riscontrate in tutta l’area europea soprattutto nei grandi centri urbani dove si riscontra un maggior volume di traffico.
L’AEA specifica che proprio lo scorso anno, in occasione delle misure di chiusura e limitazione della circolazione a causa del Covid-19, si è assistito ad una significativa riduzione di questo inquinante.

Benzo[a]pirene
Nel 2019 14 Paesi dichiaranti, tutti Stati membri dell’UE, hanno registrato valori superiori a 1,0 ng/m3.
Anche in questo caso, l’utilizzo del carbone e di altri combustibili solidi per riscaldamento tipico dell’Europa centrale, ha favorito, in quelle aree, la presenza di concentrazioni più elevate.

L’AEA ha dichiarato che lo scorso anno la qualità dell’aria in Europa ha visto un miglioramento derivante dalle misure di blocco a contrasto del diffondersi della pandemia che hanno inciso decisamente sulle emissioni dei trasporti cui si è sommato il combinato di modelli meteorologici favorevoli.

Va specificato che le direttive Ue sulla qualità dell’aria ambiente fissano valori massimi per un totale di 13 inquinanti atmosferici e che sebbene questi valori tengono conto delle indicazioni dell’OMS, riflettono anche la fattibilità tecnica ed economica del loro raggiungimento negli Stati membri dell’UE e, pertanto, per la maggior parte degli inquinanti atmosferici, gli standard di qualità dell’aria europei sono meno rigorosi delle Linee Guida sulla qualità dell’aria dell’OMS del 2005 (il cui aggiornamento, peraltro è previsto per il 22 settembre).

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